LE Malattie del Fegato Quali sono?

Le malattie del fegato sono numerose, ma fondamentalmente possiamo distinguerle in 3 classi : congenite, infiammatorie e tumorali.

Le prime interessano l’età infantile-giovanile, anche se alcune, a penetranza incompleta o parziale, possono estrinsecarsi clinicamente in età adulta. Queste sono dovute a difetti anatomici, metabolici e/o alterazioni enzimatiche, tali per cui le normali funzioni del fegato vengono alterate per un verso o per l’altro. La manifestazione più comune è l’ittero, che può essere a bilirubina indiretta o diretta. Si osserva per lo più un eccessivo deposito nel fegato di sostanze estranee (ferro, rame, glicogeno, sfingolipidi, bilirubina complessata etc) che inducono un’ “irritazione” infiammatoria che può portare, a seconda dell’intensità e gravità, al blocco delle funzioni metaboliche epatiche, con conseguenze gravi, anche letali.

Le malattie infiammatorie, sia in età infantile che adulta, possono essere causate da virus (A, B, C, delta, E, HIV), batteri (potenzialmente tutti: Streptococchi, Pneumococchi, Shigella, Yersinia, Clostridi etc), micoplasmi, micobatteri, spirochete, funghi, e protozoi (Amebiasi, Giardiasi etc) o da altre sostanze nocive, come farmaci epatotossici, alcol in relativo eccesso, veleni presenti in natura in certe erbe o artificiali.

Le malattie tumorali possono essere di natura benigna (adenomi) o maligna, (le più frequenti il carcinoma epatocellulare e il colangiocarcinoma). Ma qualsiasi componente del tessuto epatico può degenerare e dare origine a fibrosarcomi, mielomi etc. Inoltre, qualsiasi tumore maligno di qualsiasi organo, può metastatizzare nel fegato, in quanto esso è una specie di griglia che tenta di frenare e trattenere qualsiasi sostanza estranea, ma così facendo rimane anche vittima di quelle sostanze o cellule cancerizzate che colà si fermano e proliferano.

Come si manifestano ?

Inizialmente, pressoché tutte le malattie del fegato si manifestano allo stesso modo, con stanchezza marcata, ittero, talora febbre, nausea e disturbi generici. Esse tuttavia hanno un destino differente una dall’altra a seconda della causa che le provocano. Infatti alcune di esse, come l’epatite A ed E, si risolvono normalmente spontaneamente, mentre altre, come l’epatite B e C, evolvono in una certa percentuale (intorno al 25-30%) in cronicità. Ciò significa che l’infiammazione acuta può provocare, fibrosi e alterazioni strutturali dell’architettura del fegato, fino alla cirrosi epatica. Questa, in una percentuale di casi si complica con ascite e insufficienza metabolica, fino allo sviluppo di carcinoma. Inoltre la cirrosi epatica stessa favorisce l’insorgenza di tumori anche al di fuori del fegato, specie linfomi (1, 2).

E’ per questo, pertanto, che è di fondamentale importanza conoscere l’eziologia , cioè la causa, fin dal primo manifestarsi dei disturbi, per vaghi che siano.

Come si fa diagnosi?

Gli esami di laboratorio (ALT, AST, gammaGT, bilirubinemia, HBsAg, HBcAb, HCV, batteriologici, ferritinemia, cupremia etc) sono alla base di ulteriori esami strumentali (ecografia, fibroscan, TAC, MRI etc) che portano alla definizione della causa e stadio della malattia. Naturalmente ogni singolo caso necessità di attenzione e ricerca specifica di eventuali altri esami.

Come si curano?

La terapia naturalmente varia a seconda della causa che provoca la malattia. Così, se al causa è virale la cura fondamentale è il riposo fisico e il trattamento di sostegno vitaminico-nutrizionale, anche per via endovenosa. Se la causa è un infezione da micobatteri della tubercolosi, da ameba o spirochete etc, la terapia deve essere soprattutto mirata all’infezione di base.

Se la causa è un farmaco epatotossico, naturalmente esso va eliminato e un trattamento detossificante di sostegno può essere molto utile. A questo proposito vale la pena di ricordare che pressoché qualunque farmaco, se preso in modo eccessivo per tempo e quantità, può variamente danneggiare il fegato. Per tutti, citerei il caso di un paziente, pervenuto alla mia osservazione ospedaliera, affetto da cirrosi epatica scompensata (ascite), in cui l’unico fattore che si è potuto riscontrare responsabile della malattia era l’assunzione cronica (più di un decennio) di vitamina A, che notoriamente, non essendo idrosolubile ma liposolubile, non viene eliminata facilmente dall’organismo e si può depositare nel fegato, alterandone la struttura e le funzioni, fino alle conseguenze estreme.

Se la causa è l’alcol (e questa è più frequente di quanto si pensi), l’eliminazione di ogni forma di alcolici va rigidamente seguita, per evitare l’escalation inevitabile delle alterazioni anatomiche e funzionali del fegato.

Se la causa è il deposito di metalli (ferro, rame, piombo, cadmio etc) si devono evitare gli alimenti che li contengono e instaurare una terapia che ne favorisca l’eliminazione, come è possibile fare per esempio nel caso del ferro.

Se l’alterazione è organico-strutturale, la correzione è spesso chirurgica.

Bibliografia

  • Liver cirrhosis and lymphoprolipherative disorders: coincidence or association? Lombardo L & Al. Recenti Progressi in Medicina 1991,82:3727.

 

  • Malignant lymphoproliferative disorders in liver cirrhosis. Lombardo L, Vineis P & Al. Annals of Oncology 1993,4:245-50.
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